Journal № 14

Dall’interazione all’azione

Come fa qualcosa di vago a diventare preciso?

Tradotto dall’originale inglese

Ogni azione parte da qualcosa di vago. La bocca secca. Una pagina che ti serve su carta. Pochi secondi dopo hai un bicchiere in mano, o un foglio che esce dalla stampante.

Nel mezzo, qualcosa di vago diventa preciso. Questo articolo segue quel percorso, livello per livello, prima in una persona e poi in una macchina. E guarda cosa cambia ora che anche l’AI può partire da ciò che è vago.

Il mio punto di partenza: la chiarezza

Il mio punto di partenza è stato Wittgenstein. Il Tractatus si apre con una promessa: tutto ciò che si può dire, si può dire chiaramente.

Russell e i logici del suo tempo volevano proprio questo. Un linguaggio senza ambiguità.

In un certo senso, oggi quel linguaggio esiste. Lo usiamo ogni giorno. Si chiama codice.

Ma le intenzioni nascono prima delle parole, e prima delle parole tutto è vago. Il codice comincia solo dopo che qualcuno ha fatto lo sforzo di essere preciso.

Come funziona per una persona

Prendi la cosa più semplice. Hai sete e bevi un bicchiere d’acqua. Sembra un solo gesto. Attraversa cinque livelli.

InterazioneBocca seccaIntenzioneVoglio acquaPianoQuel bicchiere, lìAzioneAllunga, adatta, beviFeedbackLa sete passa. L’obiettivo si esaurisce.
  1. InterazioneBocca secca
  2. IntenzioneVoglio acqua
  3. PianoQuel bicchiere, lì
  4. AzioneAllunga, adatta, bevi
  5. FeedbackLa sete passa. L’obiettivo si esaurisce.

Questi livelli non sono piani separati. Dialogano continuamente. Il corpo si corregge mentre si muove, e a volte l’intenzione prende forma solo mentre agisci.

L’obiettivo è tuo. Plasmato dal tuo corpo, dalla tua cultura, dalle altre persone. Ma tuo.

Come funziona per una macchina

Ora la versione della macchina. Premi Stampa e, pochi secondi dopo, dalla stampante esce un foglio.

Stampa PagineCopieStampante 1–3 2 Ufficio Stampa Coda di stampa Rete InterazioneInterpretazioneTrasmissioneEsecuzione Premi StampaIl codice scrive istruzioniInvio alla stampanteInchiostro sulla carta Feedback: «Stampato», oppure «Carta inceppata»
Stampa PagineCopieStampante 1–3 2 Ufficio Stampa InterazionePremi Stampa InterpretazioneIl codice scrive istruzioni Coda di stampa Rete TrasmissioneInvio tramite coda di stampa e rete EsecuzioneInchiostro sulla cartaFeedback«Stampato», oppure «Carta inceppata»

La finestra di stampa fa una cosa importante prima di tutto il resto: ti costringe a essere preciso. Quali pagine, quante copie, quale stampante. La parte vaga resta a te.

Da lì, ogni livello traduce per quello successivo. Il codice trasforma il documento in istruzioni, il sistema le trasmette e, alla fine, la stampante si muove.

La macchina parte da un obiettivo che ha ricevuto, e risolve ogni ambiguità prima di agire.

La scala e il cerchio

Stessi livelli. Due architetture.

Confronto
Persona
Macchina
Da dove nasce l’obiettivo
Da un bisogno
Ricevuto
Quando decide
Mentre agisce
Prima di agire
Dove arriva il feedback
Ogni livello
Alcuni livelli

Dove entra in gioco l’AI

Con il software tradizionale, il passaggio più difficile spetta a te: trasformare un desiderio vago in un input preciso. È a questo che serve la finestra di stampa.

Un modello linguistico si fa carico di quel passaggio. Dici ciò che vuoi con parole tue, e il modello svolge il lavoro di interpretazione che prima richiedeva una finestra di dialogo, o un programmatore.

Software tradizionale Con un modello linguistico Ciò che vuoi Lo rendi preciso tu Sotto, la stessa scala Ciò che vuoi Stampa la parte sui prezzi per domani, due copie.| Con parole tue Il modello lo rende preciso Sotto, la stessa scala
Software tradizionale Stampa la parte sui prezzi per domani, due copie.| Ciò che vuoiLo rendi preciso tuSotto, la stessa scalaCon un modello linguisticoCiò che vuoiCon parole tueIl modello lo rende precisoSotto, la stessa scala

È la prima macchina che parte più vicino al punto da cui partono le persone.

La scala sottostante resta la stessa, e l’obiettivo continua a essere ricevuto. Gli agent stanno iniziando a chiudere il ciclo in alcuni punti: provano, verificano e correggono. Mancano ancora un vero apprendimento durante l’uso e obiettivi propri.

I livelli, uno per uno

Scorri. La persona e la macchina scendono insieme, livello per livello.

LivelloPersonaMacchina
1Interazione. Hai la bocca secca. Nessuno ti ha chiesto nulla: è stato il tuo corpo.Interazione. Premi Stampa. La finestra ti ha già costretto a essere preciso: quali pagine, quante copie.
2Intenzione. Voglio dell’acqua. Il bisogno diventa un obiettivo.Interpretazione. L’app trasforma il documento in istruzioni che la stampante comprende.
3Piano. Quel bicchiere, sul tavolo. L’obiettivo incontra ciò che hai intorno.Trasmissione. Le istruzioni attraversano la coda di stampa e la rete fino alla stampante.
4Azione. Allunghi la mano, afferri, bevi. La mano si adatta lungo tutto il percorso.Esecuzione. La stampante muove la carta e deposita l’inchiostro esattamente dove le è stato indicato.
5Feedback. La sete passa e l’intenzione semplicemente si esaurisce. Oppure no, e ti versi un altro bicchiere.Feedback. «Stampato», oppure «Carta inceppata». Può riprovare. Non può decidere che ti serviva una pagina diversa.

Una domanda aperta

Da questo punto di vista, l’AI è quindi un nuovo strumento di disambiguazione: si fa carico della nostra ambiguità e la traduce nel livello deterministico del codice.

Per ora, i sistemi AI non generano obiettivi propri. Eseguono solo brevi catene di compiti, e l’obiettivo finale nasce ancora da un’interazione con noi. Abbiamo anche visto che non hanno ancora chiuso il ciclo.

Ma se, come sta accadendo, ci stiamo avvicinando a sistemi capaci di chiudere il feedback loop a ogni livello, diventando adattivi e quindi più capaci di generare obiettivi davvero propri, stiamo ancora parlando di strumenti?


Per approfondire

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